L'Approccio Centrato sulla Persona come base del Counseling

Aggiornato il: gen 12

A fondamento di ogni metodo terapeutico c'è una specifica teoria della mente che prende in esame come sono fatte le persone, quali sono i loro meccanismi di funzionamento, problemi e criticità da risolvere. Da uno specifico pensiero discende dunque un particolare approccio e alcuni specifici strumenti di intervento. L'approccio centrato sulla persona (APC) guarda all'individuo come capace di agire responsabilmente e in prima persona sulla sua salute e le sue prospettive di cambiamento. Esso è sorto negli anni '50 negli Stati Uniti, per opera di Carl Rogers (1902-1987) e Rollo May (1909-1994), esponenti di spicco della Psicologia Umanistica. Secondo Rogers e May, le persone sono dotate di valore, risorse e piena capacità di autodeterminazione e in grado, se sollecitate e agevolate, di auto-comprendersi, modificare e migliorare il proprio comportamento, seguendo la propria tendenza "attualizzante". Compito dell’operatore è facilitare il percorso di auto-consapevolezza ed “empowerment” del cliente, creando attorno a lui un clima di accettazione, sospensione del giudizio, considerazione positiva ed empatia, come circostanze e fattori necessari a generare il cambiamento atteso.


L'approccio centrato sulla persona considera in modo positivo e ottimistico la natura umana e basa le tecniche da impiegare nella relazione d'aiuto su principi quali il rispetto della persona del cliente, la fiducia nelle sue potenzialità, l'accettazione delle sue modalità comportamentali, "costruzioni di mondo" e verità soggettive. Per tale approccio, le tecniche di intervento sono poste al servizio della costituzione di una relazione in cui siano presenti condizioni favorevoli a che il cliente/utente sia in grado di avere maggiore fiducia in sé stesso e nei suoi naturali processi di cambiamento.


L'approccio centrato sulla persona si basa sui continui rispecchianti empatici del professionista, utili a rafforzare il sé del cliente come persona positiva e in grado di gestire in prima persona le sue criticità attraverso le risorse che possiede. Potenzialità di cui forse ha dimenticato l'esistenza, ma che il professionista é li per rammentare, con disposizione benevola e ottimistica visione sulle sue possibilità. Quindi il fine ultimo delle terapie basate su tale approccio è quello di creare le condizioni favorevoli che permettano alla tendenza attualizzante di manifestarsi. Per Rogers, come per tutti gli esponenti della Psicologia Umanistica, la tendenza attualizzante è il patrimonio presente in ogni persona che spiega il comune anelito evolutivo e anche la spinta a vedere il problema come un'occasione di crescita e autorealizzazione ("problema come opportunità").


Naturalmente Rogers non nega l'esistenza delle difficoltà che si oppongono allo sviluppo dell'autonoma capacità evolutiva delle persone: per lui non solo é indispensabile la costruzione di un contesto di relazioni umane positive, ma anche che tale contesto sia lontano da minacce o attacchi, da cui il richiamo a una psicoterapia o medicina pubblica che venga svolta in condizioni accettabili e positive, anche per i curanti. Rogers non sottovaluta l'importanza delle definizioni nosografiche (nosografia, studio che si occupa di descrivere e classificare le malattie), in uso in psicoterapia e psichiatria, ma le considera come l'alibi che sovente i curanti adottano per stare distanti dai loro pazienti. Rogers sostituirà infatti il termine di paziente con quello più "democratico" di cliente, volendo sottolineare con ciò la necessità di accorciare una distanza, riumanizzare la relazione d'aiuto, restituire alla persona parte del suo potere, che in quanto paziente, psichiatria e psicoterapia gli hanno in parte sottratto.


L'approccio centrato sulla persona é di conseguenza non direttivo e poco asimmetrico e attribuisce maggiore importanza alla relazione rispetto a ogni altro aspetto della cura (colloquio clinico, diagnosi, trattamento specifico). Per Rogers l'essere in grado di instaurare una buona relazione é già il fondamento della terapia, in quanto trovando modo di allearsi con la parte sana del cliente, il terapeuta ha di per sé creato le condizioni per stimolare i processi di cambiamento nel cliente stesso. E' la qualità della presenza offerta, dei rispecchiamenti positivi elargiti, dell'ascolto e del calore prodigato nella relazione a creare trasformazione, perché secondo Rogers ogni intervento affettivo e autenticamente sostenitivo stimola i processi auto-generativi e di auto-guarigione della persona.


Per Rogers nessuna persona dotata di "buona socialità" può tuttavia sostituirsi al terapeuta nell'approccio al cliente. Per lo psicologo americano gli operatori che desideravano utilizzare l'approccio centrato sulla persona dovevano necessariamente essere preparati a farlo, conoscerne i fondamenti e le principali tecniche. Per Rogers, il cliente ideale per l'Approccio Centrato sulla Persona é quello che sa riconoscere nel terapeuta alcune caratteristiche di base: accettazione positiva incondizionata, empatia e congruenza. Sono queste le condizioni che dispongono il cliente ad attenuare le sue difese e rendersi disponibile al cambiamento.


L'approccio rogersiano ha enormemente influenzato vari campi della psicoterapia, sociologia e filosofia. Gestalt, psicodramma, counseling e varie altre discipline che valorizzano le risorse umane, come lo sono le terapie espressive (arti terapie) o le terapie energetiche (bioenergetica, core energetica), debbono all'approccio centrato sulla persona sia ispirazione che precise indicazioni teorico-metodologiche. Il counseling e le arti terapie espressive (approcci alla cura e al benessere mediati dalla danza, teatro, pittura, gioco etc.) condividono infatti con l'approccio di Rogers l'idea che il focus nella relazione d'aiuto deve essere portato sulle risorse delle persone, sul loro potenziale creativo e trasformativo. Sintomi di valore clinico non vengono ignorati, bensì considerati senza che l'intervento focalizzi direttamente sui medesimi. Il fine, nel counseling come nei metodi espressivi, é quello di stimolare risorse interne e processi creativi utili a generare le risposte di cambiamento che alla persona sono necessarie, soluzioni che quando efficaci, sovente possono provocare la riduzione, il sollievo o la sparizione dei sintomi stessi.


Principi umanistici del counseling rogersiano

Ogni individuo ha risorse interne per la crescita

Quando un facilitatore offre le condizioni di base della congruenza, accettazione positiva incondizionata ed empatia, si metterà in moto il processo evolutivo

La natura umana è essenzialmente costruttiva e sociale

La considerazione positiva è un bisogno umano basilare

Le persone sono motivate a ricercare la verità

L’individuo dovrebbe essere il punto di riferimento primario di ogni attività di aiuto

L’individuo dovrebbe essere contattato come persona globale che si trova in un processo di divenire

Le persone dovrebbero essere trattate nell’ottica che esse fanno del loro meglio per crescere e autoproteggersi, date le attuali circostanze interne ed esterne

È importante rifiutare ed evitare la ricerca di un ruolo autoritario o di controllo sugli altri e cercare di condividere il potere con il cliente.


La Triade degli Atteggiamenti

La triade degli atteggiamenti: Carl Rogers (1959) definì non direttivo il colloquio del suo modello di intervento centrato sul cliente e sottolineò l’importanza che il terapeuta o il counselor possedessero qualità umane (saper essere) non comuni, piuttosto che qualità tecniche (saper fare). Dunque Rogers aveva individuato una triade di atteggiamenti personali che riteneva condizione necessaria perché si generasse il reale aiuto al cliente e che dovevano indispensabilmente entrare a far parte del training del professionista. Esse erano:

la congruenza o autenticità

l’accettazione o considerazione positiva incondizionata

la comprensione empatica


Congruenza o autenticità

Il terapeuta o il counselor rogersiano ritiene che non sarà mai possibile creare quel rapporto umano facilitante che è alla base della riuscita della terapia/counseling finché non sarà il terapeuta per primo a trovare il coraggio di essere se stesso e che non si può pretendere dal cliente ciò che noi per primi non abbiamo il coraggio di fare. Da tale lettura non si deve dedurre che il counselor debba lasciar scorrere i propri sentimenti in un torrente impetuoso e per tutto il tempo. Significa che il counselor non deve negare o evitare i propri sentimenti, ma esserne consapevole e non aver paura di esprimerli se è opportuno farlo e sempre nell'interesse del cliente. Può essere riassunto nella seguente affermazione: “Non dico tutto ciò che penso, ma ciò che dico lo penso davvero”.


L’accettazione o considerazione positiva incondizionata

Terapeuti e counselor debbono essere capaci di credere che interiormente ogni persona sia degna e valida. Considerare un essere umano degno non significa doverne approvare il comportamento; tale atteggiamento è così riassumibile “posso non condividere ciò che fai, ma non ciò che sei”. L’incondizionalità si riferisce alla costanza con cui si accetta il cliente, alla misura in cui lo si valuta senza se e senza ma. L’accettazione incondizionata significa che l’atteggiamento del professionista non fluttua né in funzione dello stato emotivo o del comportamento del cliente, né dell’atteggiamento di quest’ultimo nei suoi confronti. Così l’incondizionalità comporta, fra l’altro, nessun giudizio o nessuna approvazione o disapprovazione da parte sua, basata sui suoi schemi di riferimento. La considerazione positiva si riferisce a un atteggiamento affettivo del counselor o del terapeuta nei confronti del cliente: il modo in cui lo valorizza, lo accoglie, crede nelle sue potenzialità e lo coinvolge in modo non possessivo. Questo atteggiamento è anche chiamato di ‘cura’ (caring) o di ‘calore non possessivo’ Il contrario di tutto ciò è un atteggiamento paternalistico in cui si tratta il cliente in base al nostro schema di riferimento. Alcuni aspetti di questo atteggiamento sono: la mancanza di rispetto per i contenuti personali e i tempi del cliente, nonché il tentativo di modellarlo entro i propri schemi sia nel campo dei sentimenti sia in quello delle comunicazioni e del comportamento.

Empatia

Empatia viene dal greco pathos e indica un sentimento di identificazione e/o comprensione genuina della sofferenza dell'altro. Nella lingua tedesca empatia si traduce con einfuhlung, che significa sentire dentro. L’empatia è dunque uno stato di immedesimazione temporanea tra individui, tale da metterci nelle condizioni di poter percepire la sofferenza degli altri, come se la stessimo provando anche noi. E’ per May, uno stato temporaneo di fusione dell’Io del counselor con quello del cliente, di profonda comprensione emozionale e affettiva. Rogers, analogamente, la definisce un processo continuo per mezzo del quale il professionista mette da parte il proprio modo di sperimentare e percepire la realtà, preferendo sentire e rispondere alle esperienze e percezioni del cliente. Questa percezione può essere intensa e durevole con il professionista che sperimenta effettivamente i pensieri e i sentimenti del suo cliente in modo ugualmente forte come se avessero avuto origine in lui.


Riepilogo decalogo del counseling rogersiano

La posizione migliore dalla quale valutare il comportamento di un’altra persona è dal suo punto di vista

Il cliente risponde meglio se percepisce il counselor come una persona autentica, genuina, piuttosto come qualcuno nel ruolo di specialista

il counselor deve essere formato a essere congruente e genuino

il counselor deve essere formato a provare sentimenti non giudicanti e accettazione incondizionata nei confronti del cliente

il counselor sperimenti empatia

il cliente deve potersi trovare nelle condizioni di ricevere e accettare l’empatia, la considerazione positiva incondizionata e la genuinità del counselor.

L’ascolto attivo o empatico

Le abilità dell’ascolto attivo possono essere riassunte nei seguenti punti:

Essere precisi, evitare di generalizzare: dire ad esempio: “Sembra che sia stato davvero doloroso per te perdere tuo padre”. Non dire: “Tutti stanno male quando muore una persona cara, è semplicemente naturale”.

Assumere una postura accogliente, senza eccessive chiusure.

Non mettersi a discutere: ad esempio. “Dunque pensi che sarebbe meglio andare in clinica per dei consigli sulla contraccezione”. Non dire: “Io non andrei in clinica, la cosa migliore da fare è rivolgerti al tuo medico di base, lui conosce la tua storia medica” .

Non spingere la persona troppo oltre o troppo in fretta, accettando invece i suoi ritmi. Ad esempio: “Sembra che tu non voglia procedere oltre con questo al momento”. Non dire: "Hai trascorso molto tempo a parlare di questo argomento, non pensi sia ora di passare a ciò che ti crea problemi?”

Prestare completa attenzione ai segnali verbali e non-verbali (qualità della voce, respiro, espressione del viso)

Non fare supposizioni e non fornire interpretazioni: ad esempio: “Dunque ritieni che quella volta che il tuo capo non ti ha tenuto in considerazione per la promozione, abbia segnato l’inizio di questo brutto periodo”. Non obiettre: “D’accordo, tu dici che il responsabile è il tuo capo, ma sembra più probabile che si tratta della morte di tua madre, avvenuta lo scorso anno”.

Proteggere la riservatezza del colloquio


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Note:

1 Congruenza: così si esprime Rogers in “On Becoming a Person”: “Si è scoperto che il cambiamento personale risulta facilitato quando lo psicoterapeuta è quello che è, quando nella relazione con il cliente è genuino e senza apparenze o facciate, manifestando apertamente i sentimenti e i gli atteggiamenti che fluiscono in lui in quel momento”.

2 C. Rogers esprime come segue l’importanza che egli annette a questo aspetto della relazione di aiuto: "Un ulteriore problema è questo: posso accettare, dell’altra persona, ogni aspetto che egli mi presenta? Posso accettarlo così com’è? 0 lo accetto solo sotto condizione, approvando alcuni aspetti dei suoi sentimenti e disapprovando tacitamente o apertamente gli altri aspetti? Secondo la mia esperienza, se il mio atteggiamento è condizionato l’altro non cambia, né cresce, almeno in quegli aspetti che non riesco ad accettare completamente” (On Becoming a Person 1961; trad. it. pag. 83 di La Terapia centrata sul cliente, Martinelli, Firenze, 1970).

3 Sentire il mondo personale del cliente “come se” fosse nostro, senza però mai perdere questa qualità del “come se” questa è empatia; sentire l’ira, la paura, il turbamento del cliente, come se fossero nostri, senza però aggiungervi la nostra ira, la nostra paura, il nostro turbamento, questa è la condizione che tentiamo di descrivere. Essere empatico è: ascoltare con sensibilità, cercare di dare un senso a quello che si ascolta, comprendere le esperienze dell’altro, verificare se si è compreso il significato con tutte le sfumature" (Terapia Centrata sul Cliente, dall'originale americano).






Articolo a cura di Nicola Sensale, 2018. Riproduzione parziale o totale del presente articolo ammessa, citando l'autore medesimo.



Bibliografia

R. May, L’arte del Counseling, Astrolabio Ubaldini, 1991

Mearns e Thorne, Counseling centrato sulla persona, Erikson Editore

A. Maslow, Motivazione e personalità, ed. originale del 1954, Armando Editore

C. Rogers, Terapia centrata sul cliente, La Nuova Italia, Firenze 1997 (traduzione da Client Centered Therapy, 1951)

R. Mucchielli, Apprendere il Counseling, Erikson, 1983.


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